..................chi mi ha chiamato?

........... dormivo così bene. Ah, Stefano, sei tu?
Ciao Alessandro,
sono a disposizione per darti qualche ragguaglio e/o consiglio. Scrivimi pure in privato, poi magari scriviamo su questo filetto solo le cose più importanti e che possono servire anche ad altri forumisti.
Sono comunque in sintonia con Claudio che certe cose è meglio farle fare a chi le fa di mestiere. ( io, per quanto bravino a muovere le manine, non toglierei mai un dente a qualcuno..... )
Innanzitutto parli di definizione, ma non ci dici nulla su come realizzi la pellicola con cui sensibilizzi la lastra metallica.
Posto che l'ottone sia ben pulito, posto che lo spray fotosensibile sia un prodotto valido e posto che la sensibilizzazione avvenga nei modi e nei tempi corretti, bisogna risalire più a monte e capire qualcosa circa le pellicole.
1) Come realizzi i disegni?
2) Su che materiale stampi?
3) Con che cosa stampi?
4) Come sistemi la pellicola a contatto con la lastra?
1) il disegno solitamente lo si realizza con programmi vettoriali, quali AutoCAD e Corel Draw. Quest'ultimo ti consente di gestire le aree bianche e nere che definiscono le parti da incidere.
2) il materiale su cui si stampa è acetato tipografico piuttosto sottile, diciamo attorno a 0,1 - 0,2 mm, ed è un materiale che non patisce umidità e calore, mantenendo stabili le proprie dimensioni, cosa fondamentale per non alterare le dimensioni degli oggetti da fotoincidere.
3) la stampante è la cosa più importante di tutto questa fase preliminare: scordati di ottenere una stampa di ottima definizione con le stampanti "casalinghe" che nella migliore delle ipotesi arrivano a 600 dpi di definizione. Le stampanti, o meglio i plotter tipografici partono da 9200 dpi in su......
4) la stampa sull'acetato deve essere fatta sul lato posteriore dell'acetato, come se fosse fatta a rovescio. Tu guardi la pellicola e la "gelatina" nera deve essere sul lato opposto a quello che stai guardando.
In questo modo, la stampa è a diretto contatto con la lastra da incidere. Seppur sottile, lo spessore dell'acetato genererebbe degli errori di parallasse, modificando le dimensioni di quello che devi fotoincidere e facendo scadere la qualità della definizione.
Il mio modus operandi è questo:
realizzo il disegno con AutoCAD, programma che utilizzo per motivi professionali da più di venti anni e di cui ho una certa padronanza. (*)
Ottenuto il file .dwg lo esporto salvandolo in .dxf, che è l’estensione di file di interscambio con Corel Draw.
Realizzo con Corel tutti i riempimenti necessari ad ottenere le aree nere che dovranno essere incise e le aree bianche che dovranno mantenere lo spessore voluto.
Mando i files del fronte e del retro al fotolito che mi realizza le pellicole.
Ottenute le pellicole le mando al fotoincisore unitamente alle indicazione di spessore e tipo di materiale che mi interessa.
“Tutto” qui, nulla di trascendentale………………
(*) = il disegno con AutoCAD è il “cuore” di tutta la procedura e bisogna eseguirlo rispettando regole ben precise, prima fra tutte quella di ottenere una serie di polilinee perfettamente chiuse.
Ci si risente.
Guido